Un bicchiere con: Camerlengo

Un bicchiere con: Camerlengo

I vini sono eleganti e strutturati, il nome della cantina ha origine nel Medioevo, chi la conduce è un “giovane cinquantanovenne” appassionato e gioviale. Sui fianchi del monte Vulture, generoso vulcano spento le cui terre sono ricche di silicio e potassio, sorge l’azienda vinicola Camerlengo. Siamo in quel di Rapolla nel Vulture, in Basilicata. Il titolare è Antonio Cascarano. Facciamo due chiacchiere con lui prima di incontrarlo domenica 30 aprile e lunedì 1 maggio a Bologna alla Fiera dei vignaioli eretici di Gusto nudo festival.

Antonio, che vuol dire per te essere un vignaiolo eretico?
“Sono ostentatamente irriverente verso le manipolazioni e le aggiunte sia in vigna che in cantina. Lascio che il tempo e la natura facciano il loro percorso, con i loro ritmi giusti e naturalmente naturali”.

Che vini produci?
“Produco solo vini da vitigni autoctoni: due rossi di Aglianico in purezza, uno da vigne giovani una decina di anni, l’altro da vigne vecchie oltre i venti anni; un bianco da uve Malvasia di Rapolla, Santa Sofia e Cinguli, macerate per circa 15-20 giorni con continue follature; infine un rosé di Aglianico con torchiatura dell’uva e fermentazione in bianco. Dimenticavo i nomi dei vini: Camerlengo, Antelio-Accamilla e Juiell”.

Tre aggettivi per descrivere i tuoi vini.
“Territoriali. Naturali. Corposi”.

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